Artrosi d’anca o coxartrosi, diagnosi e linee guida riabilitative.

L’artrosi o osteoartrosi (OA), rappresenta la forma più comune di artrite, i cui sintomi principali sono rappresentati da infiammazione cronica ed alterazioni strutturali articolari.

Tra le forme di artrosi, la coxartrosi o artrosi dell’anca rappresenta una condizione molto comune. A seconda dei casi, vi sono diverse opzioni di trattamento, che dovrebbero comunque essere basate sulle evidenze scientifiche di efficacia.  

Artrosi dell'anca o coxartrosi

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Classificazione radiologica dell'artrosi d'anca secondo il grado Kellgren-Lawrence. Per formulare la diagnosi di OA d'anca si fa riferimento al grado 2 e sucessivi.

L’artrosi dell’anca è una forma comune di OA e rappresenta una delle principali cause di dolore, rigidità, limitazione del cammino e disabilità funzionale, che può progredire sino al punto in cui viene considerato l’intervento di artroprotesi.

La definizione di riferimento per l’artrosi d’anca è la presenza di sintomi e di positività all’esame clinico, con conferma radiologica secondo la definizione Kellgren-Lawrence con grado 2-4 (vedi immagine).

L’OA d’anca sintomatica di grado 2 include la presenza di osteofiti e dolore per almeno 1 mese negli ultimi 12 mesi. L’OA sintomatica di grado 3-4 include osteofiti e riduzione dello spazio articolare, mentre il grado 4 include anche deformità strutturale accompagnata come i gradi precedenti da dolore per almeno 1 mese negli ultimi 12 mesi.  

Progressione della patologia

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Progressione della coxartrosi o artrosi dell'anca da un punto di vista articolare. Va ricordato che non necessariamente il grado di progressione radiologica corrisponde alla severità dei sintomi.

L’OA dell’anca colpisce il 7%–25% delle persone di età superiore ai 55 anni. Per una condizione così comune e con un impatto considerevole sui pazienti e sulla loro qualità di vita, sinora si è analizzato ben poco il decorso naturale di questa condizione clinica rispetto ai primi sintomi.

A questo proposito, uno studio clinico durato circa 10 anni, ha analizzato 1002 partecipanti con dolore all’anca. Di questi, circa il 12% si era sottoposto ad intervento di artroprotesi d’anca al follow-up dei 10 anni, mentre in quasi il 90% dei casi il dolore e la funzione erano rimasti stabili o leggermente migliorati, anche quando radiograficamente era presente una progressione dell’OA.

Va inoltre ricordato che numerosi studi hanno dimostrato l’incongruenza tra il grado di degenerazione articolare radiologico e la severità dei sintomi. Pertanto il dato radiologico deve essere considerato in un contesto globale che includa l’esame anamnestico, clinico e funzionale.  

Valutazione

Il test di Faber è uno dei principali test ortopedici che possono essere impiegati per la diagnosi e la valutazione delle condizione dell'anca. Foto Physiotutors

Da un punto di vista delle evidenze scientifiche, è fondamentale che il clinico di riferimento (terapista o medico) valuti in modo dettagliato le capacità di equilibrio e le attività predittive del rischio di caduta, specie se presente ridotta funzionalità fisica o un alto rischio di cadute a causa della storia passata.

 

Oltre a questo, è importante valutare la mobilità articolare  dell’anca in flessione, etensione, adduzione, abduzione, rotazione interna e rotazione esterna (inclusi test ortopedici come FADIR e FABER), nonchè la forza dei muscoli dell’anca e bacino.  

Trattamento riabilitativo dell'OA d'anca basato su evidenza scientifica

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Proposta di Esercizio Terapeutico a media complessità per il controllo ed il rinforzo della muscolatura dell'arto inferiore con focus sull'anca.

Da un punto di vista del piano terapeutico in generale, è importante introdurre una componente educativa e di supporto, che può includere modifiche nelle attività quotidiane, consulenza per la scelta e la gestione dell’esercizio fisico, ed il supporto alla riduzione del peso in caso di sovrappeso attraverso l’invio alle appropriate figure professionali (dietologo, dietista, biologo nutrizionista).

Da un punto di vista della modalità di trattamento, le evidenze di efficacia più rilevanti derivano da un trattamento di tipo multimodale nel quale si abbinano terapia manuale ed esercizio terapeutico. A tal proposito, la maggior parte degli studi ha evidenziato un miglioramento nei sintomi e nella mobilità articolare con un piano di trattamento della durata di almeno 1-2 mesi.

Il programma di trattamento dovrebbe includere almeno 1 seduta a settimana di terapia manuale associata ad almeno 2-3 sessioni di esercizi supervisionati e/o eseguiti a casa della durata di almeno 30-45 minuti per sessione per entrambe le terapie. Con frequenze minori in termini di durata e frequenza delle terapie, non vengono riportati in letteratura benefici rilevanti.

Esercizio Terapeutico

L’Esercizio Terapeutico rappresenta attualmente la metodica con la migliore evidenza di efficacia nella gestione dell’OA dell’anca. A questo proposito, dovrebbe essere incluso un programma di esercizio funzionale, che includa esercizi per il miglioramento della deambulazione, dell’equilibrio e della propriocezione (senso di posizione articolare).

Il piano di esercizi dovrebbe essere individualizzato alle necessità ed alle difficoltà del/della paziente e non basarsi su un piano di esercizi standardizzato. Gli esercizi dovrebbero avere come obiettivo primario il miglioramento della mobilità articolare ed il rinforzo muscolare specifico dei muscoli deficitari.

L’Esercizio Terapeutico può essere effettuato con frequenza variabile da 1 a 3 volte a settimana per un periodo da 6 a 12 settimane, nei pazienti con artrosi dell’anca da lieve a moderata. Inoltre, mano a mano che il movimento dell’anca migliora, dovrebbero essere aggiunti esercizi di mobilità e e rinforzo muscolare per mantenere e/o migliorare l’arco di movimento ed il controllo articolare e funzionale.

Terapia manuale

La terapia manuale (fisioterapica, osteopatica, chiroterapica) nel trattamento dell’OA dell’anca può essere utile come terapia di supporto nei casi con sintomi e compromissione articolare da lieve a moderata. La terapia manuale può includere trazione e mobilizzazione articolare e trattamento dei tessuti muscolari e periarticolari (capsulari, fasciali etc.). Inoltre, va ricordato che gli studi condotti sinora hanno dimostrato l’importanza della terapia manuale solo in associazione con l’Esercizio Terapeutico. 

Terapia fisica

Le linee guida fisioterapiche più recenti hanno incluso gli ultrasuoni o ultrasuonoterapia con la seguente modalità: 1 MHz; 1 W/cm2 per 5 minuti ciascuno sull’anca anteriore, laterale e posteriore solo se in aggiunta ad Esercizio Terapeutico ed utilizzo di calore come modalità di gestione a breve termine nel dolore e limitazione articolare associati ad OA dell’anca

Conclusioni

L’OA dell’anca è una condizione molto comune, la cui gestione dovrebbe essere condivisa tra diversi professionisti, in modo da prevenire la progressione per quanto possibile, mantenere e/o migliorare sintomi e funzione, anche qualora si renda necessario considerare l’ipotesi chirurgica.

Nonostante possa progredire radiologicamente, studi recenti hanno dimostrato che in una percentuale rilevante di casi, da un punto di vista del dolore e funzione la OA d’anca rimane stabile o migliora lievemente nel corso del tempo.

Per quanto riguarda la riabilitazione, l’Esercizio Terapeutico associato alla terapia manuale e ad eventuali terapie fisiche, ha dimostrato le migliori evidenze di efficacia nel ridurre il dolore e migliorare la funzione.

Parlane con il tuo medico e con il tuo fisioterapista e osteopata e mantieni sempre uno stile di vita sano e attivo

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Articolo di Stefano Braico , Fisioterapista, Osteopata, Chiroterapeuta con Laurea Magistrale ed esperienza professionale ed accademica in Italia, Spagna e Regno Unito. Quando non impegnato professionalmente nella propria clinica, ama l’attività fisica incluso il running, trail running, viaggi e lettura.

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